Il cibo di strada del Salento

terracottaIl Salento è un luogo ricco di feste all’aperto, che si alternano durante tutto il corso dell’anno. In questo feste non ci sono solamente musica e danza, una caratteristica fondamentale è il buonissimo cibo di strada, tradizione molto sentita e molto presente.
Durante queste feste, anche religiose, ogni occasione è buona per assaggiare i cibi tipici degli stand enogastronomici che accompagnano queste manifestazioni.
Ecco una serie di piatti tipici dello street food del Salento, che si possono trovare tutto l’anno.

Olive piccanti: le possiamo anche trovare assieme a noci, frutta secca e lupini. Sono molto consumate poiché accompagnano molto bene la birra e le bibite fredde. Queste olive sono quindi più gradite in primavera ed in estate. Sono sempre presenti nelle sagre.

Il rustico: fatto con pasta al forno e solitamente farcito con pomodoro, mozzarella e besciamella. È il tipico cibo da asporto che si trova in tutti i bar. Si consuma spesso durante l’aperitivo. Essendo difficile per i contadini reperire la besciamella, è probabile che le origini di questa pietanza derivino dagli ambienti aristocratici.

Le pittule: farina, lievito di birra, acqua e sale, il tutto impastato a forma di palline e poi fritto nell’olio. Sembra un cibo molto semplice da preparare, tuttavia un minimo errore nelle dosi compromette completamente il sapore originale. Un cibo storico che unisce generazioni e generazioni di pugliesi, un’eredità portata avanti ancora oggi con estrema precisione.

Scapece gallipolina: piccoli pesci immersi in pane e zafferano. Questo piatto dai colori vivaci ha un origine storica: nei periodi di guerra, quando le persone erano costrette a restare segregate nelle loro abitazioni per svariati giorni, si potevano consumare solamente cibi di lunga conservazione, e la scapace gallipolina è proprio uno di questi. Questo piatto tanto buono da mangiare quanto bello da fotografare si può trovare in molti locali nei pressi di Gallipoli, oltre che in alcune sagre nelle zone limitrofe.

Frise: piatto di origine greca. L’impasto è simile a quello delle ciambelle, con farina di grano o d’orzo. Vengono cucinate in forni a legna e hanno una consistenza molto dura, così da poterle conservare per più mesi. Per mangiarle occorre bagnarle con dell’acqua e condirle con pomodorini freschi, sale, origano e olio d’oliva.

Municeddhi: lumache di campagna abbastanza piccole. Il loro nome deriva dal loro guscio scuro che richiama il saio dei monaci, o dalla patina bianca che creano durante il letargo che somiglia alle cuffie portate un tempo dalle suore.

Puccia salentina: pane di forma rotonda, fatto con grano duro e olive nere, e spesso con altri ingredienti. Viene spesso consumato dai contadini in campagna. In origine era il cibo dei prigionieri, in quanto realizzato con grano duro, poco costoso ma ricco di calorie.

Turcinieddhi: l’origine del nome significa “piccolo attorcigliamento” e richiama il modo in cui questo piatto viene preparato. Sono involtini arrostiti alla brace tenuti ripieni di carne d’agnello o capretto, tenuti insieme dalle budella degli animali stessi.

Ora conoscete alcuni dei tanti sapori caratteristici del Salento, venite di corsa a provarli!

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